Notizie storiche e culturali

Mirtillo dell'Appennino Modenese

Alcune interessanti proprietà terapeutiche del mirtillo nero (Vaccinium myrtillus L.) sono note già da lungo tempo: in effetti, nella medicina popolare e tradizionale sono state utilizzate soprattutto preparazioni (infusi, decotti, sciroppi etc…), ottenute in particolare dalle foglie ma anche, in minor misura, dalle bacche, cui si attribuivano diverse attività medicamentose, come quelle astringenti, antisettiche e antibatteriche, antiflogistiche e ipoglicemizzanti.

Da qualche decina di anni l'interesse fitoterapico si è spostato dalle foglie alle bacche, con particolare attenzione al loro contenuto in antociani, responsabili delle principali attività del mirtillo nero allora note, cioè l'azione vitaminica P-simile e la capacità di favorire l'acuità visiva crepuscolare e notturna. Si è così confermata su basi scientifiche sperimentali l'osservazione empirica, e la relativa applicazione, per cui durante la Seconda Guerra Mondiale i piloti della RAF che consumavano notevoli quantità di confetture di mirtillo sembravano avere una migliore visione durante le missioni notturne.

La ricerca scientifica sui piccoli frutti ha inoltre evidenziato notevoli proprietà antiossidanti, dovute alla presenza dei polifenoli (a cui gli antociani appartengono), oltre che una potenziale attività antimutagena e preventiva della formazione di tumori sperimentali e spontanei.

Le operazioni di raccolta vengono effettuate con l'ausilio di uno specifico attrezzo chiamato pettine.